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Ecco come si è formato il termine Karate.
In
giapponese si scrive con ideogrammi, e il legame
tra il carattere scritto e il suono non è cosi
diretto come nelle scritture fonetiche. Spesso
esistono diverse pronunce per lo stesso
ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a
più ideogrammi. Il nome antico di Karate era
to-de “la mano (de o te) della
Cina (to)”, o più semplicemente te
o de.
L’ideogramma to si pronuncia anche
kara, e all’inizio del ventesimo secolo ha
iniziato ad essere impiegata questa pronuncia:
kara-te “la mano (te) della Cina (kara)”.
Il termine te o de, letteralmente
“mano” ha anche il significato di “arte” o
“tecnica”.
L’uso della parola kara permetteva di
giocare su un doppio senso, poiché il suono
kara in giapponese significa anche “vuoto”,
ma viene scritto con un altro ideogramma (il
primo a sinistra nella figura a inizio pagina).
Il cambiamento dell’ideogramma corrispondente al
suono kara si spiega in due modi
complementari: da una parte il termine kara,
che significa “vuoto” nell’accezione del
buddismo zen, ha in giapponese una profondità
maggiore, dall’altra il termine “mano cinese”
non andava molto d’accordo col nazionalismo
giapponese di inizio secolo.
Questa nuova
forma, kara-te, (primi due ideogrammi a
sinistra), “mano vuota”, si è diffusa nel corso
degli anni Trenta, nel momento in cui i mastri
di Karate, arrivati dalla piccola OKINAWA,
cercarono di inserire la loro arte nella più
vasta tradizione del budo (letteralmente
significa la via delle arti marziali, in questo
caso intende l’insieme delle arti marziali dei
guerrieri giapponesi). |